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Di solito son le guerre a dettare la storia, ma quella di uno Stato,di una città, di un piccolo paese o di una semplice comunità è sempre legata ad uomini che lungo il corso del tempo ai luoghi e alla gente per gesta diverse ed esperienze di vita  si sono legati. Sono questi uomini a fare la storia attraverso le loro azioni, i loro interventi, il loro lavoro, i loro affetti e i loro interessi. Uomini che legano la loro anima agli avvenimenti gioiosi o tristi della propria terra natia  che per questo di loro  serba un perenne ricordo.

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Pasquale Ferraro nasce a Diso il 27 giugno 1912 dall'unione di Giuseppe e Maria Domenica Agrosì casalinga. Il padre, falegname di Depressa (Le), andando controcorrente alla comune costumanza dell'epoca che voleva che fosse la donna dopo il matrimonio a lasciar il paese d'origine per seguire il marito, forse per ragioni legate al lavoro o per ragioni dovute alla migliore condizione economica della moglie, si stabilì a Diso in via S. Nicola nella casa dove anni dopo vide la luce il figlio Pasquale.
Sin dalla prima adolescenza in Pasquale Ferraro trasparì un desiderio incolmabile di avvicinarsi a Dio e questa sua inclinazione, unita alla sua non comune intelligenza, spinsero i genitori ad enormi sacrifici pur di esaudire il suo desiderio e mandarlo a studiare nel Seminario Arcivescovile della vicina Otranto.
Fu ad Otranto che, stimato e benvoluto sia dai compagni che dai Superiori per il suo attaccamento allo studio e per l’ amorevole altruismo, termina con ottimi voti il Ginnasio e si trasferisce poi nel Seminario Regionale di Molfetta (Ba) per continuare gli studi liceali e soprattutto, vista la propensione avuta sin da adolescente verso la vita cristiana, gli studi di teologia.
Proprio mentre era a Molfetta il 6 marzo 1933 la Patria lo chiamò alle armi per compiere il servizio militare di leva che lui assolse presso la 9^ Compagnia di Sanità sino al 26 luglio del 1934. Finita la leva, il Ferraro riprese a frequentare l’ Università, ma l’imperversare della guerra non gli permise di proseguire a lungo i suoi studi perché pochi mesi dopo, con Regio Decreto del 24 maggio 1935 fu richiamato alle armi e assegnato all’ 8^ Compagnia di Sanità a Roma. La permanenza a Roma durò pochi mesi perché quasi subito gli giunse dispaccio di imbarcarsi il giorno 16 settembre 1935 col grado di Caporale sul piroscafo “Principessa Giovanna” diretto in Africa Orientale. Per assolvere ancora una volta al suo dovere di cittadino e di soldato Pasquale Ferraro rispose  al richiamo della Patria e senza il minimo tentennamento salutò i genitori e si trasferì in Africa dove pur nell’imprevedibile, rischiosa e pesante quotidianeità della guerra riuscì a non abbandonare gli studi e anzi, da autodidatta, ad ultimarli  e conseguire la meritata Licenza Liceale senza tralasciare l’amore innato per il prossimo perché essendo membro della Croce Rossa Italiana si occupò soprattutto di curare e consolare i propri compatrioti feriti in battaglia e ricoverati presso l’Ospedale Militare di Mogadiscio in Somalia.
Rientrato in Italia il 23 novembre del 1937 fu ammesso al “Corso Allievi Ufficiali di Complemento” presso l’ 87° Reggimento Fanteria “Friuli” e il 25 gennaio dell’anno dopo fu nominato Allievo Ufficiale di Complemento e il 30 maggio dello stesso anno Aspirante Ufficiale di Complemento.
Nel contempo il diploma conseguito in Africa si rivelò per Pasquale Ferraro una lama a doppio taglio, perché se da una parte era il meritato premio a tanto sforzo nello studio, dall’altro gli costò il definitivo abbandono dell’idea avuta sin da ragazzino di votarsi a Dio; in quell’ epoca infatti, la Conferenza dei Vescovi Pugliesi non ammetteva nei propri seminari, studenti già provvisti di titolo di studio e così, il Ferraro vedendosi precluso il rientro nel Seminario Regionale di Molfetta, si iscrisse alla Regia Università di Napoli, scegliendo la facoltà di Giurisprudenza e abbandonando per sempre la strada verso il clericato.
La vita Universitaria, iniziò con entusiasmo e col solito impegno e passione indefessa, ma per non esser di eccessivo peso economico ai propri genitori, visti i costi universitari troppo elevati per le modeste condizioni familiari, ancora una volta Pasquale Ferraro riuscì, pur frequentando l’università, a dimostrare le sue doti di intelligente abilità sostendendo gli esami per diventare Segretario Comunale, ottenendo nel contempo ottimi voti e acquisendo così l’incarico a svolgere le mansioni di Segretario presso il Comune di Tricase (Le).
Nel 1941 Pasquale Ferraro riesce ad ottenere la desiderata Laurea in Giurisprudenza, ma non fa nemmeno in tempo a festeggiarla con la propria famiglia perché la Patria lo chiama ancora alle armi assegnandolo con il grado di Sottotenente al 16° Reggimento Fanteria Savona e inviandolo ancora una volta in Africa Orientale; Pasquale Ferraro risponde al richiamo  ancora senza tentennamento alcuno, ma non prima di essersi nuovamente iscritto alla Regia Università di Napoli e questa volta alla Facoltà di Filosofia.
Questa seconda permanenza africana non fu però per Pasquale Ferraro tranquilla come la prima ed infatti subito dopo il suo arrivo, nei pressi di Bardia, venne fatto prigioniero dalle truppe inglesi; liberato quasi subito, riprese la sua attività in seno all’esercito italiano partecipando a tutte le operazioni di guerra susseguitesi nell’autunno del 1941.
Tobruk era all’epoca assediata e l’ 8^ Armata Britannica per spezzarne l’accerchiamento, sferrò nel mese di novembre di quell’anno, una poderosa offensiva contro le truppe italiane; la battaglia che si accese nei dintorni della città fu aspra e violenta e durò per molti giorni, con una rilevante perdita di uomini e di mezzi da entrambe le parti.
Fu proprio in questa battaglia che il 23 novembre del 1941 nei pressi della località “Sidi Omar” il giovane Pasquale Ferraro, appena ventinovenne, fu colpito a morte e i suoi resti dispersi e mai ritrovati; il suo nome, come quello di tutti i Caduti Ignoti nella Guerra d’Africa viene inscritto sulla lapide nel Sacrario Militare di El Alamein in Egitto.
I funerali dell’eroe si celebrarono l’ 8 novembre dell’anno 1945, ben quattro anni dopo la sua morte,  nella Chiesa Parrocchiale di Diso sua città natale con la partecipazione di una folla commossa e silente e l’elogio funebre fu tenuto da Don Arcangelo Piccino, parroco di Cocumola, nonché maestro di disciplina dell’estinto durante gli anni di frequenza nel Seminario Arcivescovile di Otranto.
E’ con grande orgoglio che il 23 gennaio del 1952 l’intera comunità disina accoglie la notizia del conferimento, tramite Decreto del Presidente della Repubblica Italiana, all’eroe Ferraro Pasquale della Medaglia di Bronzo al valor militare con la seguente motivazione:

“Comandante di un centro di fuoco, di fronte a forze avversarie numerose ed agguerrite, reagì violentemente infliggendo alle stesse forti perdite. Fattasi la lotta serrata, continuò a far fuoco col proprio moschetto e successivamente, sostituitosi ad un mitragliere ferito, falciò le fanterie nemiche fino a che, decapitato da proiettile di artiglieria di un carro armato, cadeva sacrificando la sua giovane vita alla Patria”.

Cinque anni dopo, anche la comunità di Diso volle lasciare ai posteri una testimonianza a ricordo del proprio eroe caduto nella campagna d’Africa e lo fece tramite l’’Amministrazione dell’epoca che con delibera Consiliare intitolò al Sottotenente Pasquale Ferraro la vecchia Via S. Nicola dove nel lontano 27 giugno 1912 l’eroe disino vide per la prima volta la luce.
 

 
 

lapide con l'intestazione della via

Via Pasquale Ferraro - antica corte

Via Pasquale Ferraro - scorcio

Via Pasquale Ferraro - particolare

 
 

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