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Maddalena Bruno nacque a Specchia Preti da una famiglia nobilissima e
nel 1731 sposò il Dr. Casimiro Prete da Diso.
La coppia si stabilisce così a Diso, dove passa la restante esistenza
in una casa a corte nelle immediate vicinanze della piazza principale,
amata e benvoluta dalla comunità locale.
Nel 1747 Maddalena Bruno e suo marito,
privi di figli, espressero con un testamento la volontà a
lasciare il loro cospicuo patrimonio per "Un erigendo Monastero di Dame
Monache nella Terra di Diso sotto il titolo della Beata Vergine
Immacolata".
Il testamento rimase immutato per alcuni
anni, ma in seguito la nobildonna, intuendo forse la vicinanza della
morte e prevedendo le difficoltà a cui sarebbe andato incontro l' iter
burocratico-operativo per la costruzione dell'Opera Pia innanzi
citata, con altra volontà testamentaria nell'anno 1753 nominò suo marito
erede unico ed usufruttuario dei propri averi e dispose che se vi
fossero stati ostacoli per la costruzione del Monastero, al suo posto si
sarebbero dovute procedere a far altre opere pie a piacimento di
chi avrebbe in seguito ereditato la volontà espressa nel testamento.
Così facendo Maddalena Bruno non solo
esprimeva per iscritto il desiderio che dopo la sua morte il
marito si adoperasse per altre opere di bene, ma nominandolo suo erede
ed esecutore testamentario si assicurava che una volta passata a miglior
vita, l'espressa volontà che i suoi averi fossero impiegati per
beneficenza venisse rispettata.
Due anni dopo, nel 1755, Maddalena Bruno
lascia la vita terrena e il marito rimasto solo non riuscì fino alla
morte avvenuta ben sedici anni dopo, di portare a termine la volontà
espressa dalla moglie, lasciando così un patrimonio stimato in ben
ventimila ducati in balia di lunghe controversie.
Fu solo con Real Dispaccio del 15 marzo 1787
che si pose fine all'annosa questione e si dichiarò impossibile
l'auspicata erezione di detto Monastero e quindi si dispose che i beni
di Maddalena Bruno venissero impiegati per la costituzione della
Fondazione del Pio Monte dei Maritaggi Maddalena Bruno a "Pro delle
donzelle povere del luogo ove erigersi dovea il Monastero".
Fu così che per molti anni da quel
lontano 1787, nel giorno dedicato ai Santi Filippo e Giacomo, Protettori
del paese, un Comitato laico a cui era stata affidata l' amministrazione
dell'intero patrimonio Prete-Bruno, estraeva a sorte da un'urna tra le
ragazze più povere del paese e alle fortunate estratte veniva fornita
dote prima di maritarsi.
Diso per dimostrare imperitura
riconoscenza verso la benefattrice, intitolò a suo nome una delle più
importanti ed antiche strade del paese fino ad allora denominata "Via
del Foggiaro", e il I° maggio dell'anno 1906 pose sulla facciata sud
della Chiesa Parrocchiale una lapide marmorea che ancora oggi è
testimonianza di un altruismo del passato, ma anche un esempio da
seguire e da rendere sempre attuale:
ALLA PROVVIDA FONDATRICE
DI DOTI PERENNI
ALL'ANGELO TUTELARE
DI POVERE GIOVANETTE
SOSPIRANTI ONORE DI SPOSE
E DIGNITA' SACRA DI MADRI
A MADDALENA BRUNO
LA CIVICA RAPPRESENTANZA RICONOSCENTE
A MEMORIA INCITAMENTO ED ESEMPIO
POSE
OGGI 1° MAGGIO MDCCCCVI
Anche questa epigrafe, come quella posta
su una delle facciate dell'obelisco eretto in Memoria dei Caduti,
risulta esatta all'occhio meno attento, ma conserva un macroscopico
errore che non tutti notano e che è dovuto sicuramente alle scarse
nozioni dell'artigiano che ha inciso le due lapidi, o forse ad una
sicura svista o leggerezza nel controllo ad opera di quelle persone
colte dell'epoca a cui le autorità si erano rivolte per la composizione
del pensiero da incidere; infatti nella numerazione romana non si
possono avere cosecutivamente piu' di tre lettere uguali, 1906 si scrive
pertanto MCMVI e non MDCCCCVI come riportato nella data sulla lapide. Un
errore di cui forse nessuno si è accorto nel corso degli anni, o che
nessuno si è mai preoccupato di correggere all'inizio e correggerlo oggi
a tanti anni di distanza non sarebbe giusto, perchè anche gli errori
dopo molti anni entrano a far parte della storia. |