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L'animo umano desidera i beni perduti, e tutto si volge ai ricordi del passato; per questo il tempo, passa, non ritorna e tutto cancella...ma del tutto resta il ricordo attraverso la memoria scolpita, tesoro e custode di ogni cosa! La vita infatti per essere capita appieno, deve contenere i resti del passato e volgere uno sguardo all’avvenire in ogni attimo del fuggevole presente; il lavoro quotidiano deve perciò essere compiuto per ricordare il passato  e tramandarlo ai posteri

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CAPPIDDHRUZZA ( piccola cappella ) è il nome con il quale, molto affettuosamente, la gente di Diso, da secoli, ama definire la Cappella in onore di Maria S.S. di Costantinopoli e tale denominazione si è tanto consolidata nel tempo, che anche gli abitanti dei paesi limitrofi riconoscono la piccola Cappella solo sotto questo nome.L'epoca della costruzione, non documentabile attraverso gli scritti, si perde nel tempo, suffragata soltanto dall'oralità di leggende tramandate da padre in figlio e giunte sino ai nostri giorni.

La più amata di queste leggende dal popolo disino è senz'altro quella in cui si narra che le statue dei S.S. protettori Filippo e Giacomo, durante il percorso del loro arrivo dal mare a Diso, sostarono in processione proprio in quel sito dove in ricordo di quella sosta si elevò poi la Cappelluccia.

Di minutissime dimensioni e dalla forma semplice e lineare, la Cappellucia è situata fuori dalla cinta urbana a sud-est di sio in un'area dove il bianco delle dipinte a calce lascia il passo al verde degli ulivi e dei fichi e dove, pur essendo in campagna, in giornate particolari è facile sentre il rumore e il profumo del mare vicino.

Quest'area interseca due strade formando una vera e propria croce che la rende equidistante da quattro paesi vicini tra di loro e raggiungibili ognuno prendendo una delle diverse strade che da questo inrocio si diparte: DISO - CASTRO - VIGNACASTRISI - MARITTIMA.

Dalla posizione strategica in cui si trova, si può quindi dedurre che nel passato la cappella serviva come luogo di riposo - preghiera per i viandanti che si avvicendavano lungo il percorso di queste strade, oggi rurali, ma un tempo di grande comunicazione.

All'interno enorme risalto è da dare all'effigie che troneggia sul minuto altare in pietra del luogo, non tanto per il valore artistico, ma soprattutto per gli elementi storici che da questa si possono estrapolare.

Abitudine dei Disini infatti, è quella di rappresentare tra le figure dei due Santi Protettori quella della Madonna dell'Uragano e non come si rileva all'interno di questa piccola Cappella quella di Maria Santissima di Costantinopoli.

Il fatto, certamente unico, dimostra come ad un primo affresco raffigurante la Madonna di Costantinopoli, alla cui venerazione  la cappella era stata edificata, si siano aggiunte nel corso degli anni le effigi dei Santi Protettori, conseguenza della forte devozione verso di Loro o della leggenda raccontata pocanzi.

Nel corso degli anni molti sono stati i lavori di restauro eseguiti sulla struttura e tutti sono serviti a questa minuta costruzione ad arrivare integra sino ai giorni nostri ed i più sono stati frutto della profonda venerazione di qualche devoto verso a Madonna.

Il primo restauro degno di menzione è sicuramente quello effettuato da un devoto di Diso nel lontano 1936, mediante il quale oltre a riconsolidare la struttura si restaurarono gli affreschi esistenti e si affrescarono internamente i due muri laterali con un disegno a nido d'ape dal sapore orientaleggiante.

Dopo questo radicale restauro nacque, tra i pellegrini che si fermavano a pregare tra le mura della Cappella, l'abitudine di lasciare scritto nelle celle degli affreschi laterali un pensiero spirituale che ne sottolineasse il passaggio.

Questa abitudine, agli inizi formativa e casta, negli anni '70 divenne insostenibile sia perchè nn si riusciva più a trovare nemmeno un piccolo spazio di muro pulito per poter scrivere, sia perchè i contenuti degli scritti, che in partenza erano di contenuto Religioso e Spirituale, erano diventati nel corso degli anni sempre meno consoni alla Sacralità del luogo.

Nel 1984, quindi, grazie alla volontà di più devoti, reperiti i fondi attraverso la raccolta di oboli, si è proceduto a nuovo restauro cercando, in un primo momento di recuperare gli affreschi originali e fallito questo tentativo gli stessi sono stati sotituiti con una tela, del pittore disino Luigi Spagnolo, raffigurante il trittico originario.

Nell'occasione i vecchi muri sporchi e decrepiti sono stati ricoperti con uno strato di malta bianca che conferisce alla costruzione quel ridente aspetto mediterraneo riportandola così, ad uno stato dignitoso.

Da quel lontano 1984 molti interventi sono ancora stati fatti sia dalle Amministrazioni Comunali che da quell'anno si sono succedute e che hanno fornito la cappella di un'area racchiusa da aiuole e fioriere e sia da parte di un comitato di devoti volontari che attraverso la raccolta di oboli ha fornito l'area di impianto idrico ed elettrico e la Cappella di lampadario e cancelletto in ferro battuto; gli stessi forniscono uno spontaneo e continuo servizio di custodia e manutenzione dell'intera area.

Grazie a questa rinascita culturale e strutturale, nella Cappella sono finalmente riprese le funzoni religiose he si ripetono ciclicamente soprattutto nel Lunedì dell'Angelo e il due maggio di ogni anno.

 

la Cappelluccia

l'area antistante

interno

la tela dell'artista Spagnolo

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