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IL MOVIMENTO CONTADINO IN TERRA D'OTRANTO
(1919-1960)

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IL MOVIMENTO CONTADINO IN TERRA D'OTRANTO (1919-1960)

 

( ed. capone 1992 )

 

 

 

La storia vista e vissuta dai piccoli paesi e dalla campagna, le lotte per la terra, gli scioperi, le fucilate e gli arresti dei carabinieri,  le manganellate dei proseliti del fascio, vicende accadute, ma che i libri di testo scolastici stentano a raccontare, vicende accadute anche in Terra d'Otranto in quel lembo d'Italia, dove i contadini, lottando, diventano i protagonisti della trasformazione di una società in lotta, prima per il diritto ad un pezzo di pane ed in seguito per il benessere; da qui l'arduo progetto di Salvatore Coppola che, con questo volume edito da Capone, di questa storia ha voluto narrare e  lo ha fatto con documentazioni in gran parte inedite ottenute da una ricerca durata oltre 15 anni e con una scrittura agevole e chiara scorrendo quasi mezzo secolo della storia politica e organizzativa del movimento contadino e sindacale nel Salento.

Riemergono così attraverso le pagine i protagonisti delle vicende più note legate a tale movimento, ma  si rievocano anche le migliaia di anonime comparse quali contadini, operai, braccianti e tabacchine, ma a volte anche figure di sacerdoti ed esponenti di quei partiti non tradizionalmente "rossi", figure che tutte insieme  animarono le vicende di quel vasto movimento  schierato sul terreno nella quotidiana battaglia per l'emancipazione del proletariato rurale di Terra d'Otranto.

L'autore con un preciso e dettagliato lavoro organico, parte dalle prime lotte per la "terra ai contadini" avutesi nell'immediato dopoguerra  e passando attraverso scioperi, tumulti, manifestazioni, arresti e occupazione delle terre con la susseguente e feroce reazione degli agrari che usarono il fascismo come loro << garanzia>> , sino ad arrivare alla relativa quiete dettata da accordi e nuove riforme avutasi a seguito di tale movimento.

Riforme quindi, atte ad agevolare l'acquisizione di diritti, riforme ottenute con un grande movimento e con un grande dispendio di energie e a volte di vite umane, riforme che se da un lato segnarono un grande  traguardo sulla strada dell'emancipazione salentina, dall'altro si rivelarono come la palese sconfitta non solo della media e moderata borghesia locale dettata dall'incapacità di farsi valere e di trattare, ma soprattutto la sconfitta del movimento contadino, derivato dalla incapacità organizzativa di una sinistra incapace di collegare e organizzare le rivendicazioni sindacali con le battaglie democratiche, incapacità organizzativa che porterà in breve tempo solo alla costituzione di  alleanze fittizie dalle quali nacquero vere e proprie egemonie di potere, che resistendo negli anni hanno portato a quel circolo vizioso e distorto tra politica e gestione clientelare, circolo del quale il Mezzogiorno ancora oggi subisce le conseguenze.