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Alla fine del primo sanguinoso conflitto mondiale, anche Diso, come
la maggior parte delle comunità D'Italia, sente l'esigenza di ricordare
e onorare i propri Caduti in quella guerra che tante sofferenze e
perdite in vite umane aveva provocato in quasi tutte le famiglie del
nostro Paese.
Passano quasi cinque anni dalla fine del conflitto, quando questo
desiderio finalmente si materializza grazie ad una delibera del
Consiglio Comunale guidato dal Sindaco notaio Giuseppe Nuzzo, del 19
febbraio 1920 nella quale si decide di apporre una lapide con incisi i
nomi dei venti Caduti di Diso nella prima Guerra Mondiale:
BORLIZZI SALVATORE
BORTONE GIUSEPPE
BORTONE PIETRO
BORTONE VINCENZO
CARROZZO GIUSEPPE
CARROZZO SALVATORE
CERFEDA ANGELO
CERFEDA FILIPPO
CERFEDA LUIGI
CERFEDA MARIO
CERFEDA RAFFAELE
COLUCCIA FRANCESCO
CORVAGLIA PASQUALE
GUGLIELMO FILIPPO
NUZZO FRANCESCO
PREITE GIACOMO
RINI GIACOMO
RUSSO GIUSEPPE
STRUMMIELLO VINCENZO
SURANO GIOVANNI
La preparazione della lapide marmorea richiese parecchi mesi di
lavorazione e fu sistemata su una delle quattro facciate del piccolo
obelisco in pietra leccese eretto per l'occasione al centro della
odierna P.za Carlo Alberto all'epoca delimitata da un verde filare di
pini.
L'inaugurazione del Monumento avvenne il 23 settembre del 1922 con
una solenne cerimonia aperta dall'intervento dell'allora sindaco di Diso
Prof. Filippo Bottazzi e alla quale parteciparono oltre a tutta la
comunità disina, anche autorità civili e religiose.
Poco tempo dopo, e sempre nello stesso anno, un'altra epigrafe
marmorea con un bellissimo pensiero di Pietrantonio Stasi, a quell'
epoca parroco di Diso, veniva apposta su un'altra facciata della stessa
stele:
FIGLI DI QUESTA CALDA TERRA
ACCORSI FIDENTI E BALDI
AL GRIDO DELLA PATRIA INVOCANTE
SULL'ALPE NEVOSA E SUI MARI CADDERO
NULL'ALTRO BRAMANDO
CHE DI VIVERE ANCORA NEL MEMORE AFFETTO
DELL'AMATA TERRA
CUI IL DESTINO CONTESE DI DAR LORO
PACE E RIPOSO
MDCCCCXXII
Anche questa epigrafe, come quella posta
sulla facciata sud della Chiesa Matrice a ricordo di Maddalena Bruno,
risulta esatta all'occhio meno attento, ma conserva un macroscopico
errore che non tutti notano e che è dovuto sicuramente alle scarse
nozioni dello stesso artigiano che ha inciso le due lapidi, o forse ad
una sicura svista o leggerezza nel controllo ad opera di quelle persone
colte dell'epoca a cui le autorità si erano rivolte per la composizione
del pensiero da incidere; infatti nella numerazione romana non si
possono avere cosecutivamente piu' di tre lettere uguali, 1922 si scrive
pertanto MCMXXII e non MDCCCCXXII come riportato nella data sulla
lapide. Un errore di cui forse nessuno si è accorto nel corso degli
anni, o che nessuno si è mai preoccupato di correggere all'inizio e
correggerlo oggi a tanti anni di distanza non sarebbe giusto, perchè
anche gli errori dopo molti anni entrano a far parte della storia.
Il 27 febbraio 1957, passati ormai dieci
anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ancora una volta Il
Consiglio Comunale di Diso, stavolta presieduto dal Sindaco Nuzzo
Agostino, fece proprie le richieste di numerosi cittadini di voler
onorare col perpetuo ricordo anche i Caduti nel Secondo conflitto
Mondiale, deliberando così di far incidere una terza lapide
con i nomi dei dieci disini caduti nell'ultima guerra, epigrafe che
venne apposta sul monumento il 2 giugno del 1957:
FERRARO PASQUALE
CERFEDA PASQUALE
BUCCI ENRICO
CARROZZO ANTONIO
CARROZZO FRANCESCO
CARROZZO VITANTONIO
CERFEDA TOMMASO
COPPOLA VINCENZO
POLIFEMO FILIPPO
PREITE UMBERTO
Questi i dieci nomi che per molti
decenni sono comparsi sulla epigrafe, ma a questi dieci nomi pochi anni
fa è stato aggiunto il nome di RAONE GIACOMO, disperso nella campagna di
Russia e del quale mai nessuna notizia è giunta nè ai familiari nè alle
Autorità Civili o Militari Italiane.
Il monumento dopo alcuni anni fu
traslato dalla sua posizione originaria in P.za Carlo Alberto nella
attuale P.za delle Rimembranze nelle immediate vicinanze della Chiesa
dell'Immacolata per motivi che, ricercati nella memoria degli anziani,
vanno dall'affermazione che la nuova piazza fosse un sito più adatto ad
un monumento votato a ricordi funesti e luttuosi, alla più colorita e
leggendaria, ma altrettanto verosimile versione secondo la quale il
monumento sarebbe stato spostato per lasciar libera da ostacoli la
piazza principale, fulcro degli annuali festeggiamenti in onore dei
Santi Patroni Filippo e Giacomo e secondo la quale, per lo stesso motivo
anche i pini che le facevano da cornice vennero sacrificati.
L'obelisco interamente scolpito in
pietra leccese si erge da una piattaforma quadrata, sempre
in pietra leccese, con tre gradini per lato, la cui base
misura tre metri e mezzo per tre metri e mezzo per una altezza
totale di 53 cm. Dalla gradinata si diparte l'obelisco vero e proprio
avente base quadrata con lato di metri 1,30 e che innalzandosi verso il
cielo si restringe man mano che si procede verso l'apice a punta
raggiungendo una altezza di metri quattro che sommata all'altezza della
gradinata fa risultare il monumento di altezza pari a metri 4,53.
Sulla facciata frontale, il monumento
presenta alla base una scultura con i chiari simboli della guerra tipici
dell'epoca di edificazione quali cannone, fucili,elmetto e bandiera,
nella parte centrale l'epigrafe in marmo coi nomi dei caduti nel II°
conflitto mondiale e i cima una scultura rappresentante una stella a
cinque punte incastonata su croce a cinque punte e che si ripete
all'apice di tutte e quattro le facciate dell'obelisco.
Sul alto destro alla base vi è scolpito
invece lo stemma del Comune di Diso, scultura presente anche sulla
facciata opposta e salendo verso l'alto vi è la lapide con incisi i nomi
dei caduti nel I° conflitto mondiale, al posto della quale sulla
facciata sinistra vi è l'epigrafe con il pensiero di Pierantonio Stasi.
La facciata posteriore presenta come
quella anteriore alla base una scultura con cannoni e fucili e in alto
la stella incastonata nella croce, ma nella parte centrale al posto
della lapide risalta una bellissima scultura rappresentante un ramo di
palma e uno di quercia incrociati.
Dopo la traslazione da piazza Carlo
Alberto in piazza delle Rimembranze, l'obelisco venne arricchito
all'apice con una scultura in ferro battuto rappresentante il mondo sul
quale si erge una bandiera con una stella a cinque punte, all'interno
della quale venne installata anche una piccola luce accesa giorno e
notte e che aumentò l'altezza del monumento dai primitivi metri 4,53
agli attuali quasi 6 metri.
In seguito il monumento venne delimitato
da una bassa siepe di pittosforo e la piazza da un sempreverde filare di
querce ed è così rimasto per tanti anni sino ad arrivare col suo
carico di dolorosi ricordi ai nostri giorni; nel 1999 però,
l'amministrazione comunale presieduta dall'allora sindaco Arturo De
Giovanni, volle ridar lustro a quel monumento così rappresentativo per
la comunità di Diso e, estirpando la vecchia siepe di pittosforo,
delimitò il monumento con una graziosa recinzione in pietra leccese e
ferro battuto, realizzata dalla ditta Coppola Fernando da Diso
riprendendo i disegni e le sculture presenti sull'antica stele.
Il monumento acquisì così una immagine
nuova, anche perchè nel corso dei lavori ad opera del Comune venne
corredato da artistica illuminazione e in seguito, grazie
all'interessamento dell'A.N.M.I di Diso, fu dotato di pennone sul quale
sventola, nei giorni alla Patria dedicati, il nostro tricolore. |