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La Vita La Memoria
 
 

L'OPERA

 

E' difficile sintetizzare l'opera e la vita dell'Esimio Studioso vista la vastità e la molteplicità dei campi d'interesse nei quali la figura del Fisiologo disino ha spaziato durante la sua esistenza, dando alla Scienza, mediante il varco di confini molto spesso sconosciuti, un contributo di inestimabile valore, ma tra le tante biografie, il discorso tenuto dall'ACCADEMICO PIETRO RONDONI nella COMMEMORAZIONE di FILIPPO BOTTAZZI  all' ACCADEMIA d' ITALIA  tenuto  nell' adunanza del 17 Gennaio 1942,  ci sembra il più idoneo a descrivere lo  Scienziato:

 

Nato il 23 dicembre 1867 a Diso, in quella terra pugliese che fu sempre fertile di ingegni brillanti e di lavoratori tenaci, Filippo Bottazzi è stato da lunga e penosa malattia sottratto al nostro affetto il 19 settembre dell'anno testè chiusosi, dunque non ancora settantaquattrenne; ma tutti noi, di poco o di molto più giovani abbiamo l'impressione di avere perso una guida ed un maestro di più antica data, al quale eravamo assuefatti da tanti anni  ed a cui, fino dai nostri primi passi nella carriera della scienza, ci riferivamo come ad esempio luminoso e costante, termine di paragone insuperabile, incitatore indefesso e critico equanime e severo.

Infatti il Bottazzi fino dai primi cimenti nelle discipline biologiche dimostrò una tale maturità di spirito ed una tale completezza ed organicità di produzione scientifica che chi non lo aveva in personale dimestichezza doveva ritenerlo ben più progredito negli anni e nella carriera.

Egli non ha avuto, si può dire, un periodo formativo con errori, incertezze, ingenuità di giovane ricercatore; ma fu veramente un precoce nella costruzione progressiva della sua personalità di scienziato, col suo stile di meravigliosa chiarezza, col suo impeccabile ordine logico, col suo profondo potere di analisi e colla costante tendenza alle sintesi solide e ben proporzionate.

Se Egli ebbe fino dai più giovani anni una intelligenza complessa e potente quasi fosse affinata da esperienza antica, d'altra parte Egli conservò fino agli ultimi giorni della sua vita operosa una freschezza di sentimenti, un entusiasmo per la ricerca e per ogni nobile e grande idea, un ardente spirito di iniziativa da fare invidia a qualunque giovane.

Tale fu Filippo Bottazzi per tutto il tempo della sua attività di studioso, che abbraccia circa un cinquantennio: mente penetrante, lucida, equilibrata: ricca e vibrante vita affettiva.

Ebbe - non si può dire - da giovane e da vecchio, sempre, le virtù dei giovani e dei vecchi insieme.

Non è stato il corso della sua vita spirituale, nel periodo documentato, una parabola, come lo è per una grande maggioranza di uomini, con una lenta e faticosa ascesa, un acme ed una penosa decadenza; ma un altipiano continuato ad un livello altissimo e su un ritmo intensissimo.

Pascal distinse due famiglie di spiriti umani, quelli che egli chiama i geometri o i logici, i quali, se sono soltanto tali, << hanno lo spirito diritto, purchè si spieghi loro tutto bene per definizioni e principi, altrimenti sono falsi ed insopportabili, perchè essi non sono a posto che sui princìpi ben chiariti>>: e quelli che egli denomina i fini <<les fins>> od intuitivi, i quali, se sono tali, <<non hanno la pazienza di discendere fino nei primi principi delle cose speculative e di immaginazione>>.

Ora Bottazzi fu un logico ed un intuitivo volta a volta sebbene la intuizione mai prendesse la mano, anche perchè il suo enorme corredo dottrinale gli forniva gli elementi correttori ed inibitori; e fu soprattutto un impareggiabile chiarificatore delle più astruse questioni.

Questo concetto della poderosa organizzazione mentale di Bottazzi, se è via via in me perfezionato e consolidato cogli anni di affettuosa colleganza ed amicizia devota, ha origini antiche: nel novembre del 1901 io iniziavo il secondo corso presso la Facoltà medica, illustre per maestri ed eccellente per organizzazione, di quello che allora si chiamava Istituto di studi superiori, pratici e di perfezionamento, a Firenze e cominciavo a frequentare le lezioni di filosofia de prof. Fano.

Il Bottazzi, laureato a Roma nel 1893, occupava dai primi del 1894 il posto di aiuto presso l'Istituto fiorentino di fisiologia; aveva conseguito nel 1896 la libera docenza; e nel 1901-1902 tenne per gli studenti di medicina e di scienze un corso, non so come classificato nella burocrazia universitaria d'allora, intitolato <<Biologia cellulare>>. Io e pochi altri studenti ci iscrivemmo e seguimmo con impegno il corso per tutto l'anno scolastico suddetto. Ricordo di avere preso numerosi appunti : il maestro giovane di anni ma maturo di dottrina, svolse sostanzialmente i principali capitoli di chimica fisica applicata alla biologia.

Argomenti allora nuovi, additati ai biologi italiani da tre scienziati di imperitura memoria, legati altresì da affettuosa reciproca amicizia: Filippo Bottazzi, Gino Galeotti e Luigi Sabbatani.

Era un mondo inesplorato che si schiudeva ai nostri occhi: io debbo a queste lezioni di Bottazzi il primo impulso ad occuparmi di medicina sperimentale, come d'altra parte debbo alla eccellente e larga preparazione chimica, fisica e naturalistica di cui godevano allora gli studenti di medicina a Firenze (preparazione poi di molto coartata ) se potei seguire con profitto le lezioni del Bottazzi.

E poi venne la lettura del grandioso trattato di chimica fisiologica dello stesso Bottazzi, opera restata per decenni unica in Italia e del resto apprezzatissima anche all'estero; e la lettura del trattato di anatomia comparata del sistema nervoso centrale dell'Edinger come del trattato di fisiologia del Forster, dal Bottazzi accuratamente tradotti ed intelligentemente annotati; ed in epoca un pò più recente (1906) lo studio di un trattato di chimica fisica biologica pure dal Nostro impostato con vasta dottrina.

Insomma, a prescindere dalla produzione scientifica originale, che si è imparato più tardi ad apprezzare, il Bottazzi ha esercitato su molti di noi una vera opera di induzione spirituale, ha contribuito a plasmare il nostro raziocinio scientifico, ci ha aperto orizzonti vasti ed affascinanti, in virtù anche della forma impeccabilmente italiana delle sue lezioni e dei suoi scritti, della chiara ed incisiva espressione, dei raccordi che sapeva trovare fra i vari campi dello scibile medico-biologico.

Molti di noi dunque, pur non suoi allievi diretti, pur non avendo cioè fatto vita comune di laboratorio con Lui, si sono sempre sentiti legati a Lui come a vero Maestro per aver trascorso ore ed ore della propria pensosa e faticata gioventù nella lettura delle sue opere sistematiche e per avere, come me, appreso tante nozioni fondamentali dalla sua voce pacata e dal suo entusiasmo comunicativo.

Era il Bottazzi, ai tempi del suo assistentato, fisicamente non molto diverso da me come lo avete tutti conosciuto qui, accademico illustre: figura solida e tarchiata, volto nobilissimo, in cui si leggevano l'intelligenza vivacissima e la indomita volontà, talvolta persino assumente forma giustamente violenta, gesto sobrio, parola precisa e scandita.

Si direbbe che anche fisicamrente Egli presentò per tutta la sua vita, fino all'ultimo assalto del male, una mirabile stazionarietà di carattere, una giovanilità permanente che contribuì forse a consentirgli tanta e si prolungata attività scientifica.

Durante il fecondissimo periodo fiorentino il Bottazzi raggiunse già una fama internazionale, tanto che nel 1894 era chiamato dal prof. Forster di Cambridge a tenere un corso di fisiologia per gli <<advanced students>> in quella famosa Università.

Anche la frequenza estiva della Stazione zoologica di Napoli contribuì a metterlo in contatto con insigni biologi di tutto il mondo e gli offrì occasione a ricerche di fisiologia comparata.

Così alla fine del 1902 il Bottazzi, vinto il concorso per la cattedra di fisiologia della R.Università di Genova, occupava quel posto, da cui due anni dopo era trasferito alla stessa cattedra dell'Ateneo napoletano. E quì che per quasi 35 anni si sono affermate le virtù organizzatrici e direttive del Maestro: egli trovò l'Istituto quasi spoglio di strumenti, in condizioni miserrime; e ne fece uno dei più accreditati centri di ricerca biologica-sperimentale, arricchendone la biblioteca di un materiale bibliografico internazionale immenso.

Dal 1915 al 1923 Egli diresse anche la Sezione fisiologica della Stazione zoologica, riuscendo a conservare questo Ente importantissimo negli anni turbinosi della guerra 1915-18 e contribuendo poi alla sua riorgannizzazione del periodo critico del dopo-guerra.

Vinse numerosi premi: basti ricordare quello ventennale intitolato a Maurizio Bufalini a Firenze nel 1905 ed il Premio Reale dei Lincei nel 1916; ebbe la laurea honoris causa dell'Università di Edimburgo.

Biologo puro, alieno da ogni sfruttamento della scienza a scopo professionale, Egli sentiva purtuttavia l'imperativo umano e patriottico delle applicazioni pratiche in certi momenti: durante la guerra 1915-18 Egli infatti prestò con grande impegno l'opera sua di fisiologo nel Comitato Scientifico Italiano per lo studio dell'alimentazione, nominato dall'Accademia dei Lincei; e quindi come delegato del Governo Italiano in seno alla <<Commission Scientifique Interallièe du Ravitaillement>> creata a Parigi nel 1917. Egli discusse e lottò ivi con splendida energia, sostenendo il diritto dell'Italia ad un approvvigionamento di materiali alimentari proporzionale al numero degli abitanti ed allo sforzo bellico.

La popolazione italiana ed i combattenti dovettero largamente all'opera del Bottazzi se le condizioni alimentari si mantennero sufficienti fino alla fine del conflitto e dopo.

Da quell'epoca lo studio dei problemi dell'alimentazione è stato condotto dal Bottazzi e da una schiera di distinti allievi con fervido ed intelligente zelo.

Questa attività culminava nella fondazione di una rivista <<Quaderni della Nutrizione>> (1934), che si aggiungeva alla più vecchia creazione del Bottazzi, l'<<Archivio di scienze biologiche>> fondato nel 1919 e largamente contribuente a diffondere all'estero la conoscenza delle ricerche italiane.

Ma al Bottazzi, dal 1929 presidente del Comitato per la biologia in seno al Consiglio Nazionale delle Ricerche, si deve anche l'organizzazione della Commissione per lo studio dei problemi dell'alimentazione presso lo stesso Consiglio delle Ricerche: Commissione, la quale ha svolto e svolge opera efficace di segnalazione,  propaganda ed illuminato suggerimento già in tempo di pace e più ancora nell'attuale periodo bellico.

Bottazzi, Rettore Magnifico, al centro del senato Accademico dell'Università di Napoli (1925)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bottazzi in visita all'Ospedale Italiano di S.Paolo in Brasile

 

 
 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

foto con dedica "all'amico Bottazzi" donataGli da Guglielmo Marconi

 

L'interesse del Bottazzi per la vita pubblica si dimostrò anche in altro modo: Egli fu per parecchi anni sindaco del suo paese natio; e per qualche anno rettore della Università di Napoli.

Fece parte di numerose Commissioni di concorsi universitari, portando spesso, anche in concorsi per materie diverse dalla sua, un altissimo spirito di equilibrio ed un grande e salutare senso critico.

Profondamente affezionato all'Università italiana, propugnò sempre la più grande severità e serietà nella disciplina degli studi come nella scelta dei professori; e sostenne, con successo in alcuni casi, che nelle Commissioni giudicatrici per le materie cliniche siano inclusi professori di materie teoriche fondamentali.

Combattè tenacemente a prò della istituzione di cattedre di Biochimica, la quale materia ormai, colla Microbiologia, dovrebbe entrare nel novero delle discipline fondamentali ed obbligatorie per la laurea in medicina ed in scienze naturali.

Mente troppo aperta ad un uomo di troppo larga cultura era il Bottazzi per aderire a ristrette concezioni professionali dell'Università e per incoraggiare nelle Facoltà mediche la frammentazione specialistica e a detrimento delle discipline generali e formative.

Innumerevoli furono gli onori ed i riconoscimenti italiani e stranieri che vennero al Nostro: membro di numerose Società ed Accademie di tutto il mondo, presidente venerato ed indiscutibile della Società italiana di biologia sperimentale, Partecipante a tanti Congressi Internazionali, apprezzatissimo per il contributo scientifico, nonchè per l'amabile socievolezza, presidente acclamato di un Congresso Internazionale di fisiologia a Roma (1932), tutto accettò con modestia e come un incentivo a nuovo lavoro ed un aumento di responsabilità rispetto alla scienza ed alla Patria.

Nel 1929 Egli fu nominato Accademico d'Italia e neppure questo nuovo e grande onore addormentò la sua indomabile aspirazione alla ricerca, al superamento continuo di se stesso, al perfezionamento dello spirito alacre; come non la fiaccarono gli eventi dolorosi della vita, neppure la grande sventura, profondamente sentita, della perdita di una figlia diletta negli ultimi anni.

Nel 1936 venne la nomina a membro della Pontificia Accademia delle Scienze, nella quale, come facente parte del Consiglio Accademico, portò opera amorosa di organizzatore nonchè contributi di scienziato sinceramente credente.

Ma dopo questi brevi cenni biografici, necessariamente incompleti, bisogna dire più a fondo dell'opera di ricerca originale del Bottazzi.

Anche qui non posso che soffermarmi sui gruppi di lavori fondamentali, una disamina esauriente di tutte le oltre 300 pubblicazioni del Maestro, vertenti su argomenti i più svariati di fisiologia, richiedendo ben altro tempo di quello a mia disposizione.

Sembra quasi impossibile che le ricerche sulla funzione da Bottazzi detta emocatatonistica della milza, consistente nell'abbassare la resistenza osmotica dei globuli rossi che passano per l'organo, siano delle più antiche, opera dunque di un giovane laureato, tanta è la chiarezza ed organicità della impostazione e della critica sperimentale: le constatazioni fondamentali, del 1894, sono restate ed anzi hanno probabilmente fornito una base a tante ulteriori ricerche sulla funzione emocateretica della milza, rientrata poi nella più vasta concezione del sistema reticolo-endoteliale come apparato interessato nello smaltimento delle cellule ematiche invecchiate, quello che i tedeschi chiamano <<Blutmausrung>>.Bottazzi discende sostanzialmente dalla scuola fisiologica classica del Luciani; e fisiologo completo Egli fu anche per la padronanza delle dottrine e tecniche fondamentali.

Ma ben tosto Egli, senza ripudiare il classico, divenne anche un romantico della fisiologia, fu attirato, come già accennato in principio, dai crescenti raccordi fra scienza della vita e chimica fisica in generale ed in particolare chimica dei colloidi; e qui portò contributi basilari.

Inoltre, come Egli stesso dice nella introduzione ad una sua antica monografia dedicata allo studio del sistema nervoso viscerale dei molluschi, bisogna che la fisiologia sia anche e soprattutto comparativa, mentre a quei tempi lo studio degli invertebrati era fatto quasi esclusivamente dai puri zoologi con criteri prevalentemente morfologici.

Sicchè emergono sempre più nel Bottazzi la tendenza a vedere il problema chimico-fisico ed in particolare colloidale nei processi della vita e l'indirizzo perspicacemente ma equilibratamente comparativo.

Così Egli studiò a fondo la pressione osmotica dei liquidi organici di tutte le classi di animali, dagli invertebrati all'uomo; ed in questo anche in svariate condizioni fisiologiche e patologiche; e col suo acume sintetico ne trasse una armoniosa legge generale: la omoosmia od osmoisotonia o costanza della pressione osmotica del mezzo organico interno (sangue, liquidi interstiziali), a sua volta esprimente costanza di concentrazione in molecole ed joni (osmoticamente attivi), è una acquisizione filogenetica relativamente tardiva.

Negli invertebrati acquatici tale osmoisotonia non esiste: i liquidi interni si mettono press'a poco in equilibrio osmotico coll'acqua dolce o salata dell'ambiente esterno; nei pesci cartilaginei pure; mentre nei pesci teleostei comincia ad affermarsi una limitata o condizionata indipendenza osmotica dal mezzo esterno; e dagli anfibi in su in tutti gli altri vertebrati la pressione osmotica del sangue diviene una costante fisica assoluta, come la temperatura negli uccelli e nei mammiferi.

Perciò Bottazzi distinse animali omoosmotici e poichilosmotici, così come si distinguono animali omeotermi e poichilotermi.

Successivamente si sono trovate alcune eccezioni alla legge generale od irregolarità dipendenti dal carattere adattivo della costanza osmotica: così una certa osmoisotonia in alcuni gruppi di invertebrati (R.Monti).

Ma il disegno generale della legge del Bottazzi resta una delle più belle acquisizioni della biochimica comparata.

Per oltre venti anni Bottazzi ha lavorato e fatto lavorare schiere di allievi sulla fisiologia dei muscoli lisci e striati, in svariate classi di animali, ricorrendo con eccellenti risultati a numerosi tipi di preparati, alcuni dei quali da lui suggeriti o particolarmente sfruttati: il preparato frenico-diaframmatico per i muscoli striati dei mammiferi, il retractor penis per i muscoli lisci, muscolature viscerali diverse di invertebrati e di vertebrati inferiori, oltre ai soliti più comuni cari ai fisiologi.

Giustamente Egli ha sempre insistito sulla necessità di studiare le formazioni contrattili di tutti i tipi e in tutte le classi; ed anzi disse molti anni fa quello che ripetè nel 1937 un inglese, Bernal, cioè che meglio sarebbe stato se i fisiologi che tanto hanno studiato i muscoli striati avessero cominciato dallo studiare prima e più a fondo quelli lisci, come più semplici modelli di strutture contrattili.

Anche qui il Bottazzi è arrivato a formulare una teoria, che ha voluto larga eco di discussioni: la teoria della funzione essenzialmente tonica del sarcoplasma, ossia della parte non differenziata in miofibrille delle cellule muscolari.

La prima esposizione della teoria, partente da osservazioni della scuola fiorentina sulle oscillazioni del tono negli atri dell'Emis europea, ma poi distaccatasi da questo obietto in fondo disadattato a fornire chiari rapporti istologici, risale al 1896.

Quindi sono venute da parte del Nostro numerose integrazioni sperimentali e chiarimenti in parecchie monografie e lavori speciali fino a quest'ultimi anni.

La teoria può riassumersi dicendo che mentre le formazioni fibrillari servono alla contrazione rapida o clonica, il sarcoplasma indifferenziato degli elementi muscolari è il substrato della contrazione tonica, lenta e sostenuta; ed un muscolo tanto più facilmente offre stati tonici e così dette contratture quanto più sarcoplasma contiene, quindi il muscolo liscio più dello striato e fra gli striati il rosso più del pallido.

Il sarcoplasma, dice Bottazzi, ha contrazione lenta, è meno eccitabile, compie la semplice ed oscura funzione del tono; mentre la sostanza fibrillare anisotropa è più eccitabile, compie i movimenti rapidi ed è intanto più sviluppata quanto più al muscolo è richiesta prontezza nella risposta agli stimoli, siano essi diretti o arrivanti per la via dei nervi.

Il sarcoplasma dà il sostegno naturale interno su cui  come su una base si eleva la contrazione semplice o tetanica, inerente al materiale contrattile differenziato anisotropo.

Su questi concetti si è accesa una larga e complessa disputa, la quale non è tuttavia del tutto sopita.

Alcuni fisiologi hanno accettato senz'altro le idee di Bottazzi, altri hanno sostituito schemi e terminologie diverse, non sempre tuttavia contribuendo al chiarimento della questione.

Bozler per gli invertebrati distinse muscoli di sostegno o del tono e muscoli di movimento o della contrazione tetanica, suggerendo che tale distinsione entrasse al posto di quella antica ed a base istologica dei muscoli lisci e striati.

Sommerkampf nei muscoli della rana distinse fibre muscolari toniche ed atoniche, le prime essendo caratterizzate da potente contrattura da acetilcolina.

Ma soprattutto Wachholder e collaboratori hanno distinto, in ricerche estese a parecchi gruppi di animali, i muscoli tonici, che servono agli atteggiamenti durevoli delle parti corporee, da quelli atonici, che eseguono i movimenti rapidi; ma riconoscono che gli stessi muscoli possono comportarsi in un modo od in un altro a seconda delle condizioni generali dell'organismo, così nella rana della temperatura e delle fasi della attività genetica.

Si tratta, dice Wachholder stesso, di una oscillante differenziazione quantitativa di una forma reattiva funzionale di una sola specie di fibre.

Ed allora questi Autori, che passarono prima per dei critici della teoria di Bottazzi, vengono in fondo a confermarla, come nota Pugliese in un recente commento (1934) ad osservazioni più vecchie sue  e di Galeazzi sulla funzione dei muscoli cinematizzati di mutilati (1919).

Anche tali muscoli presentano tendenza a comportamento di muscoli tonici, perchè sono atrofici e la parte più differenziata, substrato delle contrazioni rapide (dalla cui funzione resulta il tetano fisiologico della normale contrazione), è più o meno degenerata e di più difficile rigenerazione. Sostanzialmente si viene dunque da tutti a riconoscere che c'è un substrato meno differenziato cui è legata la forma, che è filogeneticamente ed ontogeneticamente più antica, di contrazione muscolare, quale è la tonica; il che corrisponde al sarcoplasma secondo Bottazzi.

 

XIV Congresso internazionale di Fisiologia presieduto da Bottazzi (Roma 1932)

 

 
 

 

 
 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bottazzi presiede la settimana di studio su "Lo stato attuale delle conoscenze sulla nutrizione"(Roma 1937)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bottazzi presiede l'inaugurazione di una tratta ferrata

Tutto porta oggi a riconoscere che la differenza fra i vari tipi istofisiologici di tessuto contrattile non sono che di grado: anche i diagrammi ottenibili coi raggi Roentgen, denotanti nelle fibre muscolari una certa regolarità di struttura paracristallina, sono fondamentalmente eguali per fibre striate e lisce (Bernal).

La così detta sostanza anisotropa non è che più anisotropa dell'altra detta comunemente isotropa e che con essa si alterna nella struttura segmentale della fibra striata.

Probabilmente una disposizione speciale, spirale secondo taluni recenti osservatori, delle peptiche della miosina, la proteina specifica delle fibrille contrattili, si ha in tutti gli elementi muscolari a condizionare il massimo effetto nell'accorciamento; ma l'ordegno complesso del muscolo striato non è che la evoluzione ed il perfezionamento dei più semplici dispositivi dei muscoli lisci e dello stesso sarcoplasma, anzi di tutti i protoplasmi di cui è proprietà generica la contrattilità o deformabilità sotto stimoli esterni o interni.

Perfino nei protozoi noi troviamo la contrattilità talora legata a speciali strutture fibrillari, mionemi, e quindi più perfetta e pronta e più nettamente polarizzata, come negli infusori; talora invece meno specializzata e non localizzata, come nelle amebe, a corpo diffluente o metabolo.

Ma sempre le strutture fibrillari specifiche, con orientamenti precisi di catene peptidiche, sono differenziazioni della struttura a reticolo molecolare, quale si ammette oggi nel protoplasma in generale (<<Haftpunkttheorie>> di Frey-Wyssling).

Ora Bottazzi, nell'apparente dualismo della sua teoria, che del resto corrisponde alla realtà dei fatti sperimentali nei casi estremi tipici ed è ammesso da tutti, viene in fondo a riconoscere l'unicità fondamentale delle manifestazioni di contrattilità e l'evoluzione delle più complesse dalle più semplici, nel che Egli ha davvero percorso idee ed osservazioni più recenti.

Altre grosse questioni di fisiologia, come l'origine miogena o neurogena dell'automatismo del cuore e di alcune muscolature viscerali lisce, sono affrontate a più riprese dal Bottazzi: ricorderò solo una intyeressante ipotesi di lavoro del 1915 che sede di origine di eccitazione automatica in organi muscolari lisci possano essere gli apparati giunzionali, avendosicosì una specie di concezione intermedia fra quella neurogena e quella miogena.Dei muscoli e del succo muscolare il Bottazzi ha studiato a fondo le proprietà colloidali; e si deve dire che quest'indirizzo ritorna oggi in onore ed ha portato e porterà sempre più vicino alla comprensione del meccanismo della contrazione che non lo studio minuzioso, su estratti o poltiglie di muscolo, ottenuti mediante metodi alteranti, delle innumerevoli reazioni chimiche parziali, le quali sono del resto più collegate col restauro che colla contrazione muscolare.

Molti altri problemi di fisiologia, sempre con riferimento dall'obietto speciale alle leggi generali della vita, ha affrontato il Bottazzi: importantissimi gli studi sulla ghiandola salivare posteriore dei cefalopodi, quelli sulle proprietà colloidali della lente cristallina, quelli sulle proprietà chimiche e chimico-fisiche del succo dei tessuti nervosi.

Troviamo un antico lavoro (del 1940) sulle proprietà dell'epitelio rivestente la mucosa intestinale, che contiene osservazioni diverse ma alcune delle quali di alto interesse: ivi è studiata una proteina, detta enteroproteide, che l'A., seguendo idee di allora, considera come prodotto di elaborazione delle sostanze assorbite dal lume intestinale; ma sorprendente è che questa proteina (o forse qualche sostanza allora non separabile delle proteine) avrebbe una azione fisiologica che esprimerebbe un vero meccanismo umorale di coordinazione funzionale fra tutti gli organi della digestione: infatti la iniezione endovenosa di tale enteroproteide ecciterebbe le secrezioni salivare, pancreatica, biliare, dilaterebbe i vasi viscerali, abbassando la pressione arteriosa, attiverebbe la linfogenesi.

Qui sono adombrate varie funzioni di quelle che poi si sono chiamate secretine gastriche e pancreatiche; ma è anche menzionata una speciale azione solvente di tale proteide sui grassi, ed è pertanto adombrata la formazione di complessi o cenapsi lipoproteiche, come molto più tardi sono state illustrate a fondo da parecchi autori con criteri adatti al più avanzato sviluppo della scienza.

Degni di nota sono anche i lavori (1894-95) sul metabolismo dei globuli rossi del sangue che pure rappresentano una anticipazione di più moderne ricerche con tecniche perfezionate.

Al Bottazzi si deve la dimostrazione (1916) della presenza di lipasi nel tessuto adiposo: con questo ordine di ricerca sul metabolismo dei grassi, svolto ulteriormente da Quagliariello ed allievi, si viene a riconoscere che il tessuto adiposo non è un inerte deposito di grasso ma ha un suo apparato enzimatico complesso ed un suo metabolismo attivo, nozione questa da valorizzare oggi anche per la patogenesi di alcune forme di obesità.

Un argomento particolarmente caro a Bottazzi fu lo studio delle proprietà colloidali delle proteine: gli si deve la scoperta del comportamento caratteristico della tensione superficiale delle soluzioni proteiche, la quale presenta un minimo in corrispondenza del punto isoelettrico, quando cioè le particelle proteiche si comportano prevalentemente come molecole scariche o come joni ermafroditi con neutralizzazione interna delle cariche e non come joni colloidali:  si può ritenere con Bottazzi che la massima funzione batotona o deprimente per la tensione superficiale spetti dunque alle molecole e non agli joni proteici, forse perchè questi ultimi hanno maggiore affinità per i dipoli acquosi e quindi meno tendono a sfuggire verso le superfici libere in confronto alle molecole.

Ho già detto che negli ultimi venti anni i problemi della fisiologia alimentare richiamarono particolarmente l'attenzione del Bottazzi: così troviamo una seri di articoli, in parte strettamente scientifici ed in parte lucidamente volgarizzativi, su numerosissime questioni alimentari, nonchè inchieste e statistiche ampie e ben elaborate, che hanno fornito materiale prezioso agli studiosi successivi.

Se il Bottazzi fu insigne fisiologo, Egli non fu soltanto questo; ma anche dottissimo storico delle scienze e pensatore e filosofo eletto.

Una sua vera grande passione si può dire di tutta la sua vita fu Leonardo da Vinci: forse la mentalità poliedrica e profonda insieme, ad impostazione umanistica e scientifica del Bottazzi, quadrava bene nel grandissimo ed irraggiungibile modello.

I primi scritti Leonardini di Bottazzi risalgono al periodo fiorentino; ed una memoria sulla mente e l'opera di Leonardo fu presentata da Lui poche settimane avanti la fine alla Pontificia Accademia delle scienze.

In Leonardo che vedeva nell'esperienza << l'interprete fra l'artifiziosa natura e l'umana specie>>, parole, che, nota il Bottazzi, quasi si identificano con quelle di Goethe <<Der Versuch ais Vermittler von Objekt und Subjekt>>, si deve riconoscere un grande iniziatore del metodo sperimentale, ma Bottazzi studiava in lui anche il grande filosofo e l'artista e affermava essere profondamente connesse tutte quelle superbe manifestazioni del genio Leopardiano.

Ne analizzava in particolare le relazioni con Marco Antonio della Torre e con Andrea Vesalio; l'opera di anatomico e fisiologo; i rapporti fra lo spirito Vinciano e filosofi e naturalisti dell'antichità classica. Anche a Lazzaro Spallanzani dedicò il Bottazzi studi e fatiche redazionali: basti dire che curò l'edizione delle opere per conto della nostra Accademia e pronunziò commemorazioni in diverse occasioni. Galvani e Matteucci furono pure illustrati degnamente.

Nella storia delle Scienze il Bottazzi non portò mai un gretto spirito analitico, di raccoglitore di stranezze, curiosità aneddotiche, errori; ma un'alta concezione filosofica e morale, che lo induceva a glorificare le nostre vere e non caduche glorie, quelle del pensiero dominatore delle forze materiali in tutti i tempi, anche nei più tristi economicamente e politicamente.

Con questa larghezza di cultura coordinata da una eletta mente sintetica, ingentilita da un fine senso estetico, consacrata da un elevato principio morale Bottazzi fu un filosofo nel senso più nobile ed alto: e molto opportunamente pochi anni or sono la Università cattolica di Milano gli conferiva la laurea ad honorem in filosofia.

Già da giovane, nel 1902, in una prolusione bellissima al corso di biologia per gli studenti della Facoltà filosofica di Firenze, Egli disse cose mirabili sulle relazioni fra la biologia e la filosofia; e fece in certo modo la sua professione di fede filosofica.

Dei fenomeni della vita Egli riconobbe il finalismo, sconcertante per chi non sa prescindere dalle considerazioni puramente meccanicistiche ed empiriche; e seppe confessare coraggiosamente la nostra limitatezza dinanzi al mistero.

Nella suddetta prolusione Egli affermò che il biologo non può fare a meno di occuparsi di metafisica, perchè <<tutti i problemi fondamentali della biologia sono trascendentali ed in ogni nostra ricerca biologica v'ha necessariamente un elemento metafisico>>; e ripetè con Claude Bernard che la metafisica è nell'essenza della nostra intelligenza ed è dunque insopprimibile.

Il Bottazzi col progressivo maturarsi dell'esperienza scientifica sentì sempre più potente in sè questa convinzione del trascendente, che era già preparazione razionale alla fede religiosa all'epoca di quel suo saggio filosofico (sia lecito a me di parlare di metafisica - egli diceva - senza che voi sorridiate, <<come fa ancora qualche moderno biologo ultramaterialista sopravvissuto alla schiera dei Buchner, dei Moleschott e simili>>) e che diventò poi bisogno fervente di credere e di pregare, in umiltà di cuore, come chi molto sapendo sa di molto ignorare e molto avendo sperimentato sa che, come dice Leonardo, <<vi sono infinite ragioni che mai furono in esperienza e forse non saranno mai>>.

L'Italia ha avuto in Filippo Bottazzi uno dei suoi figli più completi, una pura revivescenza di uomo del Rinascimento, colla sua profonda humanitas. che abbraccia e potenzia la scienza. E scienziato vero Egli fu, perchè non si limitò a registrare e descrivere dei fatti ma sentì l'ansia della dura e spesso penosa battaglia contro L'Ignoto, e la verità scientifica considerò come parziale affioramento di una verità più alta e comprensiva, alla stessa guisa che il navigante stanco riconosce negli scogli a poco a poco emergenti l'avvicinarsi della terra sospirata; e la scienza amò e coltivò come un apostolato inquadrato e sorretto da imperativi di ordine superiore; e della scienza godè la purissima bellezza poichè, come disse Descartes, <<è una grande perfezione conoscere la verità ancorchè essa sia a nostro svantaggio. Il piacere che si trova nella contemplazione del vero è quasi la sola felicità, che nessun dolore può turbare>>

 

la Grotta Zinzulusa più volte studiata dal Bottazzi

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

Thyphlocaris Salentina

(decapode cieco scoperto dal Bottazzi nella Zinzulusa)

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spelaeomysis Bottazzii

(esemplare unico al mondo scoperto nella Zinzulusa e il cui nome venne imposto a ricordo del Bottazzi)